mercoledì 13 febbraio 2019

La tristezza non ha fine
La felicità si

Sono cambiate tante cose.
Lo sento fra le dita.
Lo sento nella pancia.
Come un sarto ho cucito strappi, me ne sono preso cura.
Ho stirato le pieghe di un tessuto logoro.
Ho preso gli estremi e li ho ripiegati su se stessi,
a smussare quegli angoli troppo acuti, troppo rigidi e pungenti.
Li ho resi gentili.
Ho lasciato la stoffa, carezzarmi la pelle.
Respirato il profumo di mille petali.
E per un attimo mi sono sentito leggero.

La felicità si.
La felicità ha una fine.
Un momento sospeso, uno sguardo appeso.
Un corpo disteso.
Un corpo sospinto. Sollevato.
Un respiro pieno, concentrico.
L'inebriante incoscienza consapevole.

La felicità si.
La felicità ha una fine.
E non c'è rammarico, non c'è assenza.
Nautilus aureo
Le ali di un gabbiano distese al sole

La tristezza non ha fine
La felicità si
In un orizzonte mescolato e indefinito
In un passo incerto
Negli occhi stanchi
In una mano tremante



martedì 12 febbraio 2019

Assenza

Produce un rumore sordo l'assenza.
Non è facile ascoltarlo, tanto più sentirlo.
L'assenza, la tua, odora dell'erba bagnata nei boschi.
Ad ogni passo si aprono le narici, ad inalare appieno il tuo silenzio.
Il nostro silenzio.
Ed è strano che persino nell'assenza, ci si possa ritrovare uniti.
Un gioco di specchi. Un teatro delle ombre.
Ogni bagliore mi riporta indietro, ogni ritorno mi proietta avanti.
Nell'incapacità di ricreare.
Nella consapevolezza dell'impossibile.
Come le onde del mare danzando.
E ad un tratto nel buio, la tua mano sul mio viso.
E di nuovo morire. E di nuovo bruciare.
E di nuovo, la pace di un'alba sospesa, che mai diventerà giorno.

sabato 16 aprile 2016

18:43

Sono un dannato egocentrico del cazzo.
Lo ammetto.
Ho un costante bisogno di dimostrare a me stesso che esisto eccome, eccome se esisto.

Sono un dannato presuntuoso.
Lo ammetto.
Ho costante in me la sensazione di avere ragione, anche se non mi fido affatto.

Sono una dannata puttana. Mi vendo per due soldi.
Lo ammetto.
Ho un costante piacere nel piacere.

Accendo la luce. Forte. Per farmi osservare, per stupire e sconvolgere. Per creare confusione.
Lo ammetto.
E' l'unico modo che ho di nascondermi.

sabato 19 marzo 2016

5:54

L'odio, al pari dell'amore è un'onda che ti travolge.
E' parte di me, al pari dell'amore.
L'odio è un movimento, una musica corale.
C'è una sorta di equilibrio a regolarlo, un equilibrio precario certo,
ma pur sempre di equilibrio si parla.
Odio e amore, contrasto apparente, confine sottile.
Entrambi, attraversandomi, lasciano un vuoto incolmabile e sempre più grande.
Invecchiando comincio ad essere più attento, a non farmi travolgere da questo fiume
in piena, provo a cavalcarlo piuttosto. Ma come ogni fiera
che si rispetti, l'odio e l'amore tendono a non farsi dominare.
A volte ho paura, di me stesso, dei movimenti che mi trasportano.
E così mi ritrovo vinto, esausto ed in balia di me stesso.
In ultimo rimane solo la consapevolezza, ed è altrettanto pericolosa.

domenica 13 marzo 2016

12:31



Siamo figli del dolore.

Eppure passiamo la vita a fuggire da esso.



Liber

Non si può essere liberi se non si comprende di non esserlo affatto.
E' facile confondere la libertà con la possibilità.
E' possibile per noi fare qualcosa? Spesso si.
Ma il fare è davvero una manifestazione di libertà, o perlomeno può esserlo? Forse.
Credo sia necessario comprendere che liberi non siamo affato. La libertà deriva dalla conoscenza in buona parte, e noi che fatichiamo persino a conoscere noi stessi come possiamo ritenerci liberi?
Solo attraverso la consapevolezza si può intraprendere la strada della libertà, è l'unico modo, ed anche il più difficile.
Che in fondo liberi non saremo mai, non in questa vita.
Inesorabilmente vittime, della vita, delle nostre passione o delle nostre debolezze, del fato e degli inganni del nostro tempo.
Liberi solo di decidere come affrontare questa discesa infernale.
Guai, pensare anche solo per un istante di esserne dominatori e non dominati, che i confini sono stretti e mutevoli e tendono a schiacciare tutto ciò che resta fermo.